volare oohoh volare oohoh, e che poi ci si perda
nel blu dipinto di merda
capisce dottore, non lo so cosa mi succede, so solo che quando salgo in metropolitana sbando quasi sempre e all'altezza della pizzeria egiziana Sant'Ambrogio mi si appanna la vista. poi quando entro in studio sono più tranquilla, con le albicocche e quella follia dalle mille sfaccettature che fa ridere e sbuffare nello stesso momento. poi ho avuto lo stomaco chiuso per qualche giorno e alle 5 di mattina appuntamento fisso col terrazzo, ho anche scattato qualche foto da vacanza, quelle del tramonto viola che gli stessi colori dei mobili di casa tua quando stanno in cielo non si sa come ti lasciano coi polmoni fermi, lo stesso fiato che è sparito quando lui suonava la chitarra e io gli ho infilato una mano nella schiena e sono arrivata a casa alle 4.30 senza saliva. i lividi passano, d'altronde io che ho le mani più verdi che rosa ci sono abituata a quelle tonalità, però a volte mi sbatte talmente forte uno dei muscoli involontari che allora mi mangio le unghie (a volte ho tecniche assurde per farmi passare i mali immaginari), quando c'è un casino di gente e uno sta ruttando nel microfono a me mancano le mani e verso alcolici dappertutto. spesso mi vorrei trasformare nelle rana, figure di merda alla rossana campo comprese, col 42 di piede e le caffettiere bruciate, proprio tutto, le carrozze mancanti e le stelline.
ho giorni che non mi ricordo nemmeno di esserci stata. continuerò comunque a bere nei bicchieri della nutella sbeccati con la coscienza al punto giusto. faccio male?
giovedì compio 25 anni, e comunque il cucchiaino non lo indosso più da un pezzo.
(in tutto questo lui è andato via. con la bocca spalancata come un quadro famoso, la pelle immobile. io coi piedi pieni di bolle che piangevo davanti a una scatola di legno che si chiudeva, sigillata)
nel blu dipinto di merda
capisce dottore, non lo so cosa mi succede, so solo che quando salgo in metropolitana sbando quasi sempre e all'altezza della pizzeria egiziana Sant'Ambrogio mi si appanna la vista. poi quando entro in studio sono più tranquilla, con le albicocche e quella follia dalle mille sfaccettature che fa ridere e sbuffare nello stesso momento. poi ho avuto lo stomaco chiuso per qualche giorno e alle 5 di mattina appuntamento fisso col terrazzo, ho anche scattato qualche foto da vacanza, quelle del tramonto viola che gli stessi colori dei mobili di casa tua quando stanno in cielo non si sa come ti lasciano coi polmoni fermi, lo stesso fiato che è sparito quando lui suonava la chitarra e io gli ho infilato una mano nella schiena e sono arrivata a casa alle 4.30 senza saliva. i lividi passano, d'altronde io che ho le mani più verdi che rosa ci sono abituata a quelle tonalità, però a volte mi sbatte talmente forte uno dei muscoli involontari che allora mi mangio le unghie (a volte ho tecniche assurde per farmi passare i mali immaginari), quando c'è un casino di gente e uno sta ruttando nel microfono a me mancano le mani e verso alcolici dappertutto. spesso mi vorrei trasformare nelle rana, figure di merda alla rossana campo comprese, col 42 di piede e le caffettiere bruciate, proprio tutto, le carrozze mancanti e le stelline.
ho giorni che non mi ricordo nemmeno di esserci stata. continuerò comunque a bere nei bicchieri della nutella sbeccati con la coscienza al punto giusto. faccio male?
giovedì compio 25 anni, e comunque il cucchiaino non lo indosso più da un pezzo.
(in tutto questo lui è andato via. con la bocca spalancata come un quadro famoso, la pelle immobile. io coi piedi pieni di bolle che piangevo davanti a una scatola di legno che si chiudeva, sigillata)











